L’uomo in paradiso possedeva una coscienza cosmica, ma non la conoscenza. Il serpente allora strisciò sull’albero e suggerì all’uomo di intraprendere la via della conoscenza. Mangiando il frutto proibito della conoscenza, l’uomo vide ciò che era buono e ciò che era cattivo. Infatti precipitò dall’unità nella polarità della coscienza, si staccò dall’unità e divenne quindi peccatore.
Peccato è separazione dell’unità primaria: dal che deriva che ogni uomo è peccatore, in quanto polarità e peccato sono la stessa cosa.Questo rapporto è definito dalla chiesa peccato originale. Il peccato è il prezzo della conoscenza. Troppo spesso questo collegamento inscindibile tra conoscenza e peccato viene trascurato. La cacciata dell’uomo dal paradiso, o dallo stato di coscienza dell’unità, è la caduta dell’uomo nella polarità e di conseguenza la caduta nella materia. Tutto il mondo materiale è peccatore; è decaduto dallo stato di unità e ne ha nostalgia. La grossolana materia è espressione di distanza infinita dall’origine, dalla luce: la materia simboleggia il buio.
I cabalisti definiscono il male come “mancanza di luce”. Alla materia infatti sono sempre stati attribuiti gli appellativi di cattiva, oscura, satanica, eccetera. Satana quindi, in quanto polo opposto della luce, viene definito a ragione “signore del mondo”. L’abbandono della luce e la caduta nel buio materiale è un’involuzione, un movimento verso il basso, che però nel punto più basso si trasforma in un movimento verso l’alto, in un’evoluzione.
Perciò, come il pendolo a un determinato punto, per una legge sua propria, cambia rotazione, così anche il movimento verso il basso dell’involuzione si trasforma in un movimento verso l’alto, cioè in evoluzione. E’ questa la nostalgia insita in tutti gli esseri viventi, quella che li induce costantemente a cercare la loro vera patria. L’uomo chiama questa nostalgia ricerca della felicità, ma felicità è sinonimo di superamento della polarità e recupero dell’unità.
Thorwald Dethlefsen